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estratto dal libro di Giovanni Fontana
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"Quella spiaggia dorata"
Il soldato Burt non aveva mai visto un mare di colore verde smeraldo.
La Sicilia l’aveva studiata vagamente a scuola, un triangolo in fondo all’Italia, un aquilone tra mare, cielo e sole.
Ma adesso era proprio lì, davanti a quella strana isola, in un rapporto a due senza compromessi.
Non doveva sbarcare da un traghetto per una visita di piacere, bensì da una chiatta circondata da alte pareti in ferro, tra spruzzi d'acqua e roventi raggi di sole.
Sudato, fradicio entro la divisa salata, non poteva fare altro che sperare di sbarcare il più presto possibile per respirare sicuramente un’aria più fresca di quel forno dove, in piedi, si trovava da molte ore.
L’elmetto gli causava forti colpi di calore e la canna del fucile era calda come un fornello.
Quando gli ordinarono di prepararsi allo sbarco non ne ebbe proprio il tempo, perché la rampa gli si aprì sotto i piedi trascinandolo sul fondale sabbioso.
Fu la sua fortuna perché, cadendo, sebbene una gran botta subita sulla lastra bloccatasi a mezzo mare, scampò al massacro dei suoi sventurati compagni.
Rotolando in fondo al mare raggiunse a nuoto la costa seguito da altri soldati più spaventati che determinati.
Quando toccò la riva la risalì strisciando sulla sabbia. Istintivamente provò piacere ad accarezzarla, sottile e soffice com’era.
Aveva sempre visto coste pietrose e la vista di quel capolavoro di sabbia dorata lo lasciò profondamente soddisfatto.
Pensò come sarebbe stato diverso trovarsi in quel luogo e tuffarsi in quel mare caldo, calpestando senza timore quella sabbia morbida e piacevole.
Lasciò scorrere tra le dita quei piccoli granelli di sabbia. Li osservò ad uno ad uno, erano però troppi, incredibile, erano davvero migliaia ed erano ovunque si guardasse intorno, in quella larga ma breve spiaggia, dove non c’erano ripari fino a quel dannato bunker che, posto non molto lontano e nascosto in un campo d'ulivi che terminava proprio sulla spiaggia, propagava il fuoco della morte.
Era tutto così magnifico: il chiarore della spiaggia, l’azzurro del cielo impossibile da vedere da supino per quel sole accecante.
E poi l’argento di quelle foglie d'ulivo luccicanti al sole che somigliavano alle fiamme dei colpi sparati da quel grigio bunker, fino a sembrare fuochi d'artificio di giorno.
Tutto era quasi sublime di fronte alla tragedia che si stava consumando.
Non c’erano proprio motivi per muoversi da quel luogo e, quando arrivò l’ordine di farlo, poté soltanto lasciare cadere ancora altri cristalli di sabbia da tutto il suo corpo di cui si era ricoperto in quei pochi metri percorsi.
Insensibile al fragore delle mitragliatrici e ai boati dei mortai, continuò ad osservare la stratificazione causata dai suoi stivali su quella sabbia che gli rallentava la corsa.
Era come camminare sul burro e sentirne di riflesso il profumo, una passeggiata insolita nel momento del colpo che, attraversandolo, lo fece ricadere sulla stessa sabbia che, aprendosi, lo volle avvolgere in un forte abbraccio, accogliendolo nel proprio seno nell’istante in cui, come un flash, per un’ultima volta le sue dita giocarono un’altra volta con quei cristalli di sabbia dorata.
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Titolo e Testo sono di esclusiva proprietà di Giovanni Fontana.
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